Ho utilizzato questo vocabolo per farmi capire, attualmente in andrologia si usano nomi più consoni: ipogonadismo a manifestazione tardiva, sindrome da deficienza parziale di androgeni, sindrome da deficienza di androgeni.
Gli androgeni, gli ormoni sessuali maschili, calano con l’età e dopo i 50 anni possono scendere al di sotto dei livelli di guardia provocando: perdita della libido, deficit erettivo, osteoporosi, ansia, deficit di concentrazione, aumento della massa grassa. In altre parole questa malattia è definita sia da dati di laboratorio sia dai sintomi, non è ammessa la mancanza di uno dei due parametri.
Chiave di volta della diagnostica è il dosaggio del testosterone, che tende ad essere impreciso soprattutto per i valori bassi. A tale scopo si utilizzano fattori di correzione specifici.
La terapia è apparentemente semplice: basta somministrare testosterone. Il problema è che i farmaci a base di testosterone non sono sempre attivi: probabilmente per fattori genetici e/o di incremento di degradazione a livello del sito di somministrazione.
Da sfatare il mito che la somministrazione di testosterone possa far nascere de novo una neoplasia prostatica: è stato dimostrato che livelli fisiologici di testosterone proteggono da tale malattia, mentre bassi libelli di tale ormone espongono ad aumentato rischio di neoplasia anche non prostatica e arteriopatia.
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